La situazione in cui si trova a prestare il proprio servizio il personale medico della U.O.C. di Medicina del Presidio Ospedaliero Giovanni Paolo II non è più sostenibile. È stato superato ogni limite dignitosamente accettabile. Attualmente sono presenti in pianta organica tre medici operanti sui tre turni, due medici fuori turno, di cui una in malattia, e il Primario. Questo personale per garantire l’assistenza ai pazienti ricoverati è costretto a lavorare saltando i riposi e, come spesso accade, ad effettuare due turni consecutivi imposti da ordini di servizio” denunciano il Segretario Nazionale della Ugl Salute Gianluca Giuliano e Patrizia Fiore Ferrari, Segretario di Matera. “Sottoporre un professionista – proseguono i sindacalisti – a turni massacranti aumenta il rischio di abbassare le capacità intuitive e di stimolo nei confronti del paziente. Questa situazione si riversa anche sull’attività ambulatoriale e sul servizio di Day Hospital”. I rappresentanti della Ugl Salute aggiungono: “Tante sono le criticità. Da mesi non si effettuano più visite presso l’ambulatorio di Medicina Interna. Da agosto sono state sospese tutte le terapie infusionali per cui non è possibile programmare l’accesso dei pazienti presso il Day Hospital di Medicina che eroga prestazioni per la somministrazione di terapie per pazienti affetti da malattie rare quali la Sclerosi Sistemica e la Miastenia Grave. Attualmente è stato sospeso l’ambulatorio di allergologia e immunologia. Per evitare disagi ai pazienti ricoverati non si possono assicurare le cure a coloro che necessitano di prestazioni ambulatoriali e in Day Hospital e non sono presenti percorsi alternativi assistenziali. La salute dovrebbe essere un diritto garantito a tutte le persone. È impensabile che gli assistiti possano trovare servizi chiusi o sospesi. Chiediamo che i vertici aziendali si prodighino con urgenza per la risoluzione di queste situazioni che sono ormai all’ordine del giorno mettendo in mostra una sanità latitante e sempre più lontana dai bisogni ei cittadini” concludono i sindacalisti.

 

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