L’UGL Salute Veneto esprime forte preoccupazione per i dati emersi in questi giorni, che mostrano migliaia di cittadini costretti a indebitarsi per potersi curare. Un fenomeno che, secondo il sindacato, rappresenta il risultato di un progressivo spostamento di risorse e prestazioni dal servizio sanitario pubblico verso il privato convenzionato, con effetti sempre più evidenti sulla qualità e sull’accessibilità delle cure.
“Il fatto che un numero crescente di veneti debba ricorrere a prestiti o finanziamenti per ottenere prestazioni sanitarie – dichiara il segretario regionale Stefano Tabarelli – è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. La sanità pubblica dovrebbe garantire equità e universalità, ma oggi assistiamo a un sistema che rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli per chi non può permettersi il privato”.
Secondo i dati della Corte dei conti, nel 2024 la Regione Veneto avrebbe destinato 52 milioni di euro all’acquisto di prestazioni da soggetti esterni per ridurre le liste d’attesa, quasi il doppio rispetto ai 29,2 milioni del 2023. Risorse che, in larga parte, sarebbero confluite verso strutture private accreditate, senza un reale rafforzamento del sistema pubblico.
“Le liste d’attesa continuano a essere critiche – aggiunge Tabarelli – e questo dimostra che il ricorso massiccio al privato non sta risolvendo il problema. Al contrario, rischia di drenare risorse che potrebbero essere investite per assumere personale, potenziare reparti e migliorare l’organizzazione interna”.
Sul tema interviene anche il segretario dell’Emergenza-Urgenza Davide Bonapace, che sottolinea come la carenza di personale nel pubblico sia ormai strutturale: “Non è una questione di vocazione, ma di condizioni di lavoro. Il privato offre stipendi più competitivi, turni più sostenibili e una gestione più snella. È inevitabile che molti professionisti scelgano quella strada. Il paradosso è che il pubblico, indebolito, finisce per finanziare il privato per coprire i propri vuoti”.
Bonapace evidenzia inoltre come questa dinamica rischi di diventare un circolo vizioso: “Se non si investe seriamente nel personale, nella valorizzazione professionale e in contratti adeguati, il pubblico continuerà a perdere risorse umane. E ogni euro speso per acquistare prestazioni esterne è un euro in meno per ricostruire un sistema pubblico forte”.
L’UGL Salute Veneto chiede alla Regione un cambio di rotta deciso e trasparente: investimenti diretti sul personale, potenziamento delle strutture pubbliche, revisione delle convenzioni e un piano strutturale per ridurre le liste d’attesa senza dipendere dal privato.
“Il diritto alla salute – concludono Tabarelli e Bonapace – non può diventare un privilegio per chi può permetterselo. La sanità pubblica va difesa e rafforzata, non svuotata dall’interno. È tempo che la Regione affronti il problema con coraggio e responsabilità”.